16 giugno 2009

Caduta libera

Ci sto pensando da parecchi giorni e ogni volta cerco di immaginare la scena aggiungendo sempre più particolari. Sto parlando del volo AF447 del 31 maggio 2009 operato con la sigla AB332, aeromobile Airbus A 330-203 F-GZPC della Air France con 216 passeggeri a bordo più 12 membri di equipaggio, partito da Rio De Janeiro alle 19 ora locale e che doveva atterrare l'1 giugno 2009 alle 11.10 a Parigi ora locale. Ci sto pensando tanto soprattutto da quando ho letto questa notizia:
"Le autopsie sui primi sedici corpi delle vittime dell’incidente all’Airbus dell’Air France sembrano confermare l’ipotesi che l’aereo si sia disintegrato in volo, senza esplosione o incendio a bordo.
Gran parte dei cadaveri esaminati dai 40 periti (dei quali sette francesi) all’Istituto medico-legale di Recife, è stata trovata seminuda, con appena gli indumenti intimi addosso. I cadaveri sono generalmente integri, ma presentano tutti fratture multiple, in particolare agli arti (superiori e inferiori) e nella zona del bacino. Nessuno presenta segni di bruciature, di lacerazioni violente dovute a esplosione, così come nessuno ha acqua nei polmoni.Secondo gli esperti, queste caratteristiche indicano che le vittime possano essere cadute da una grande altezza già fuori dall’aereo, e che la velocità di caduta abbia strappato i vestiti. Ipotesi rafforzata anche dai traumi multipli dei cadaveri, che indicherebbero un impatto violentissimo con la superficie dell’acqua, che invece non produce lacerazioni o mutilazioni come lo farebbe un’esplosione di una bomba o dell’aereo stesso. L’assenza di acqua nei polmoni, sostengono i periti, dimostra che nessuna delle sedici vittime esaminate finora è arrivata viva in acqua, affogando poi in seguito.L’ipotesi della disintegrazione ad alta quota dell’Airbus trova riscontro anche nella localizzazione dei cadaveri ritrovati, in due "linee" sfilacciate lunghe una ventina di chilometri e distanti 85 chilometri una dall’altra. Se l’aereo fosse arrivato ancora intero fino alla superficie dell’oceano, anche in caduta libera, o si fosse disintegrato a bassa quota, i cadaveri sarebbero rimasti molto più vicini uno all’altro, anche dopo dieci giorni alla deriva con l’azione delle correnti."
Io più ci penso e più dico che dev'essere una delle esperienze più mostruose che una persona possa vivere. Vedersi sbriciolare l'aereo intorno a se, trovarsi a -50° probabilmente in mezzo ad un temporale, di notte, e sotto di sè 10-12 mila metri di vuoto. Penso che gli incubi alle volte non siano così crudeli come la realtà.
Altro stralcio di notizia:
Un ex pilota, osservando le foto dei pezzi recuperati in mare, ha notato un dettaglio significativo. «Ho riconosciuto una delle paratie che formano i locali di servizio utilizzato per preparare i pasti - ha detto l'ex pilota Ari Germano - Vi si vedevano anche i seggiolini pieghevoli destinati agli assistenti di volo (qui sotto). Erano ripiegati e con le cinture di sicurezza aperte Se ci fosse stato un pericolo, gli assistenti vi si sarebbero seduti e le avrebbero allacciate. Invece sono stati evidentemente colti di sorpresa mentre giravano per i corridoi dell'aereo».
Qui sotto l'arrivo delle prime salme sulla terra ferma.
Non so perchè e lo so che è stupido, ma mi ritrovo a pensare alle piccole cose, agli oggetti personali sparsi per l'oceano, alle foto dentro le digitali, alle espressioni dei passeggeri guardando fuori dai finestrini, al momento dell'imbarco sull'aereo, alla canonica spiegazione del video in cui vengono illustrate tutte le procedure di emergenza che come al solito nessuno avrà ascoltato... E' terribile.

Ecco l'aereo fotografato nel febbraio 2005 appena prima di entrare in servizio (tutte le foto sono ingrandibili). A conti fatti l'airbus era nuovo: 4 anni e 3 mesi di servizio. Il costo di questo aeromobile è di 130 milioni di dollari circa.Dicembre 2007.
Aprile 2008.
Febbraio 2009.
2 maggio 2009.
Qui l'A330 fotografato a Parigi il giorno prima della tragedia.
Io non ho paura di volare e credo che statisticamente questo sia uno dei mezzi di trasporto più sicuri. Spesso penso a quante centinaia di aerei volano in un solo giorno e a quanti decollano in una sola ora e allora mi dico che per il calcolo delle probabilità arriverò sano e salvo anche la prossima volta che volerò. Mi piace pensarlo, o meglio, mi ritrovo a farlo.
(TPP 55 minuti) Pin It

5 commenti:

Khassad ha detto...

Per fortuna, penso che nessuno si sia reso veramente conto dell'aereo che andava in pezzi. A quella velocità il cedimento strutturale è praticamente istantaneo, come è istantanea la perdita dei sensi a causa di accelerazioni, freddo e mancanza di ossigeno. Tra l'altro il dettaglio delle cinture slacciate lo conferma.

E' vero che nessuno lo racconta, però ci sono testimonianze di tanti piloti di auto da corsa, che raccontano come in occasione di incidenti spettacolari, accade tutto così velocemente che non c'è verso rendersene conto. Il nostro terrore penso provenga dai film catastrofici, dove per esigenze puramente cinematografiche, l'evento deve essere narrato.

Saint Andres ha detto...

Penso che gli incubi alle volte non siano così crudeli come la realtà.

Quoto questa frase, certo come ha detto Khassad probabilmente tutte le persone sono morte all'istante non rendedosi nemmeno conto di quello che stava succedendo. Certo che è agghiacciante pensare come un'aereo di queste proporzioni si sia disintegrato così da un momento all'altro.

Nemmeno io ho paura di volare però sono cose che fanno riflettere, che fanno un po' di paura, anche se da qualche parte ho letto che le probabilità di morire in un incidente aereo sono una ogni 27.000 anni, di fronte a queste tragedie però un po' di perplessità nascono!

Khassad ha detto...

Saint, è vero, la paura dell'aereo è praticamente un problema di percezione selettiva.

Dalle notizie e dalla vita quotidiana quello che si osserva è che, se un treno, una nave, un'auto, una moto o una bicicletta ha una avaria, la norma è che non accade niente di brutto. Rimane un esiguo numero di casi in cui l'esito è invece fatale.

Per l'aereo abbiamo la netta percezione che una avaria si conclude quasi immancabilmente in modo fatale e si indicano come miracoli le eccezioni.

Se poi osserviamo i numeri nudi e crudi delle probabilità di esito fatale, ci si rende conto che per l'aereo è inferiore che per altri mezzi. Ma l'istintiva percezione di precarietà rimane.

Zion ha detto...

quello che scrive Khassad un po' mi consola. Non riesco a togliermi l'idea che se ne siano accorti, invece spero che abbiano tutti perso i sensi, e che abbiano compiuto l'ultimo viaggio, mettiamola così, senza nemmeno rendersene conto.
Che tragedia.

Anonimo ha detto...

è il più sicuro solo perché è il più recente...
nessuno si sarà reso conto di quello che avveniva..
e se veramente era la velocità troppo alta, sono andati in flutter..


Anonima

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