15 novembre 2010

Made in PRC o RPC.

Ieri ho acquistato questo tris tipicamente altoatesino composta da strofinaccio, guanto e presina. Il costo di soli 5 euro però, mi ha insospettito non poco. Sono andato ad indagare sulla provenienza scrutando l'etichetta e controllando il cartoncino della confezione. E che ho trovato? MADE IN PRC. E che è sto PRC? "Oh madonna - mi son detto - non sarà mica nato uno stato che non conosco?" E poi solitamente non vengono usate sigle in questo tipo di etichette, ma viene scritto il nome per intero dello stato in cui viene prodotto l'articolo. Per scoprire l'altarino però ci è voluto un nanosecondo grazie all'iPhone che avevo in mano e ad internet. Ero incappato in un prodotto MADE IN CHINA.
A parte l'enorme tristezza che mi è venuta nello scoprire che un prodotto che richiama la Val Gardena e le nostre tradizioni venga dalla Cina, mi son chiesto chi cavolo è che fa entrare questa roba nel nostro paese. Dovevate sentire come odorava di stampa. L'ho buttata subito in lavatrice, anche se la tentazione era di buttarla in altro posto.
Comunque approfondendo ho scoperto che da un bel po' di tempo (io l'ho saputo solo oggi) i furbissimi (si fa per dire) produttori cinesi, visto la non poco celebre fama che hanno i prodotti con la dicitura Made in China, han pensato bene di inventarsi una nuova sigla: PEOPLE'S REPUBBLIC OF CHINA, accorciato appunto in PRC che all'estero diventa Made in RPC. In effetti dovevo capirlo subito che c'era dietro una gabola. Anche la Boo guardava questi prodotti in cagnesco!
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11 commenti:

Anonimo ha detto...

Credevo che PRC indicasse in inglese REPUBBLICA POPOLARE CINESE

Anonimo ha detto...

capitato anche a me con un classico grembiule blu con ricamo
di quelli che in alto adige sono una sorta di divisa......che tristezza...ma ad oggi tutto si fa dappertutto e anche il made in italy e/o altre indicazionio sono usate con furbizia, ciao Luca

Anonimo ha detto...

Se una società come THUN ha dato l'esempio producendo in Cina già dal 2000 (o prima) ... c'è poco da stupirsi. Senza i bassi stipendi dei dipendenti cinesi, non ci potremmo permettere la maggior parte dei prodotti che oggi usiamo e consumiamo tutti i giorni. Ahimè.

Zion ha detto...

RPC o PRC è la stessa cosa, vuol dire proprio repubblica popolare cinese.
La maggior parte di quello che viene prodotto in italia ha almeno uno step in cina...lo so anche per esperienza diretta, visto che lavoro come consulente e giro moltissime aziende per analizzare i loro sistemi informatici applicati ai loro processi di produzione/spedizione/approvvigionamento dei materiali.
Non sempre il marchio "made in italy" riesce a garantire una produzione al 100% italiana...anzi...

Saint Andres ha detto...

Basta uno solo step della catena produttiva fatto in Italia per poter definire il prodotto made in Italy, questo è quello che rovina la nostra immagine. In teoria lo step dovrebbe rappresentare il 30% dell'intero processo, ma chi può definire con esattezza quanto è il 30%?
Grazie a questa cosa basta che anche il solo controllo-qualità (ovvero un semplicissimo timbro senza nemmeno spacchettare la merce dal container) per definire il prodotto italiano.

Anonimo ha detto...

bene alzato!! :DDD

Maos ha detto...

Certo che la Boo che guarda in "cagnesco"... tutt'al più guarderà in gattesco!!!

Comunque c'è proprio poco da fare, e non pensiate che la dicitura Made in Italy ci preservi da chissà quali manifatture asiatiche... specie col cibo!!!

Momo ha detto...

Anonimo 1, si ci sono varie versioni sul web tra cui anche quella che hai indicato tu.

Luca, addirittura anche il grembiule da lavoro tipico delle Dolomiti? Ossignur!

Zion, grazie della tua spiegazione. So di questa gabola adottata da tante aziende. Io dico semplicemente che non è giusto! Io voglio sapere sempre cosa compro.

Saint, fino a quando si tratta di uno strofinaccio incartato con i tipici sacchettini di plastica trasparente, mi sa che te ne accorgi. Ma se parliamo di scarpe e abiti firmati, è probabile che la "casa madre" occulti gli eventuali interventi di fabbricazione cinesi. Che poi voglio dire: se un prodotto è fatto con materiali buoni, non tossici, fatti rispettando la natura e pagando giustamente chi li produce, mi van bene anche i prodotti cinesi eh. Ma il fatto è che l'85% dei prodotti made in China si smontano la seconda volta che li usi!

Anonimo 2, eh sai com'è qui in montagna ci arriviamo tardi. Siamo degli sveglioni.

Khassad ha detto...

Comunque c'è poco da prendersela con i cinesi, sono gli importatori/imprenditori italiani che fanno arrivare container di prodotti a bassissimo costo. :)

Anonimo ha detto...

ho acquistato un piumino d'oca molto elegante, sanificato, di nota ditta presente solo in certi negozi di lusso. a casa, poi, ho osservato le modalità di lavaggio, e mi è caduto l'occhio sulla dicitura: made in PRC...............

Anonimo ha detto...

CHE TRISTEZZA

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